Il sindaco della città normanna spiega su quali basi si fonda la candidatura
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Il 17 gennaio, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, L’Aquila ha inaugurato il calendario di iniziative programmato quale Capitale italiana della cultura per il 2026. Per il 2027 la scelta è invece ricaduta su Pordenone mentre per il 2028 sono state scelte le 10 città finaliste e il Mic farà cadere i restanti veli sulla città prescelta a marzo. E se per il 2029 le pretendenti al titolo sono ancora solo in mente dei, per il 2030 – praticamente tra quattro anni – c’è già chi si fa avanti ponendo con decisione ed autorevolezza la sua candidatura. Come Aversa, seconda città del Casertano, prima contea normanna d’Italia e conosciuta anche come “la città delle 100 chiese”.
Può apparire prematuro provare a farsi largo con così tanto anticipo ma non è proprio così, tanti e tali sono le incombenze da incasellare e i progetti da mettere a punto prima della loro presentazione. Tant’è che in questi giorni una delegazione di amministratori locali, guidata dal sindaco Francesco Matacena, ha avviato l’iter per la presentazione della proposta recandosi al ministero della Cultura per piazzare una prima bandierina. “E posso affermare che siamo tornati abbastanza soddisfatti per aver portato all’attenzione dei dirigenti preposti le caratteristiche della nostra città e della nostra proposta”, ha affermato Matacena, attuale presidente dell’Ordine dei commercialisti di Napoli Nord, già presidente di quello di Caserta e vicepresidente nazionale del Consiglio nazionale dell’Unione italiana dei commercialisti.
“Credo che ci siano tutti i presupposti perché la nostra proposta venga presa in considerazione – ha ripreso Matacena. Penso che sia stato importante mostrare oltre che le potenzialità storico ed artistiche della città anche la grande voglia di riscatto di questo territorio soprattutto da parte delle nuove generazioni”.
Aversa poggia la sua candidatura a Capitale italiana della cultura per il 2030 sul desiderio di “abbandonare definitivamente le etichette e i marchi che ci hanno contrassegnato nel corso degli ultimi decenni”.
Matacena si è detto convinto che “fortunatamente, grazie al lavoro di magistratura e forze dell’ordine, la criminalità organizzata è stata sconfitta sebbene restino sacche di microcriminalità, tipiche delle città importanti”. E anche “che bisogna sognare e bisogna puntare in alto, lavorando insieme con le istituzioni del territorio. Perché quella che proponiamo non è solo la candidatura di una città ma quella di tutto un territorio che deve mostrare di saper creare turismo culturale e religioso, un turismo internazionale che crei opportunità di lavoro e sviluppo e consegni ai nostri giovani un territorio finalmente più virtuoso”.
Con i suoi 49 mila abitanti Aversa è la seconda città della provincia. Tra spinte “separatiste” da Caserta e ambizioni sempre soffocate nonostante gli sforzi anche di parlamentari locali di essere essa stessa capoluogo, la città normanna è di fatto – per presenta di istituzioni, in primis il tribunale di Napoli Nord, di facoltà universitarie, Ingegneria e Architettura dell’ateneo Vanvitelli, musei, con in testa quello diocesano, teatri e monumenti – è di fatto il “capoluogo” di un circondario di 19 comuni che si spingono fino al litorale domizio con Santa Maria Capua Vetere, da un lato, e Marcianise e l’Atellano dall’altro, come confini con il restante territorio provinciale e i comuni a nord di Napoli, come Caivano, Cardito, Frattamaggiore, a marcare una ulteriore frontiera. Un territorio vasto, per lo più agricolo ma economicamente felice, con diverse eccellenze quali la coltivazione delle fragole esportate in tutt’Italia, il permanere di vitigni tradizionali come l’Asprinio, al centro di un fortunato rilancio, il fiore all’occhiello della produzione della Mozzarella di bufala Dop e che ora vuole riscattarsi anche attraverso la cultura. La candidatura è lanciata e sarà formalizzata a breve. (Piero Rossano)




