Il suo genio non ha bisogno di queste fiammate
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Domenica sera, al rientro negli spogliatoi di San Siro dopo il pareggio con l’Inter, racconta Paolo Condò nella sua videorubrica "Un centimetro alla volta", Antonio Conte ha lasciato le interviste post-partita al suo vice Cristian Stellini. Nessuna spiegazione ufficiale sul perché, ma il motivo era fresco: l’allenatore del Napoli era stato espulso dall’arbitro dopo il rigore concesso all’Inter per il fallo di Rrahmani su Mkhitaryan. Uscendo dal campo, Conte ha gridato più volte “Vergogna!”, un’esplosione di rabbia rivolta alla terna arbitrale e, a giudicare dal suo volto teso, al mondo intero.Nessuna norma del regolamento vieta a un tecnico espulso di presentarsi ai microfoni al termine della gara: è stata una scelta deliberata di Conte passare la mano. Stellini, rasserenato dal 2-2 e dalla prestazione superba del Napoli – reinventato dal suo allenatore dopo un’infermeria colma e una settimana tormentata dalle polemiche post-Verona –, ha scelto la via della leggerezza. «Reazioni dovute alla frustrazione, non ha senso rivangare la moviola» ha tagliato corto, lasciando intendere che negli spogliatoi l’episodio era stato rivisto e giudicato per quel che era: un rigore netto, ascrivibile all’applicazione rigorosa dello “step on foot”.Ma l’urlo di Conte arrivava da lontano, come un’eco del rigore fantasma concesso mercoledì al Verona che aveva lasciato strascichi. In panchina, dove i monitor tecnologici non mancano, gridare “Vergogna!” senza nemmeno rivedere l’azione sa di sfogo ritardato, di una frustrazione accumulata che, come una nube gonfia di pioggia, doveva scaricare. Il Napoli ha dominato il gioco, con un McTominay in versione bomber grazie a una doppietta, ma quanta di questa “febbre” contiana è davvero necessaria per caricare i meccanismi vincenti?Chi conosce Conte – e non sono pochi a poterne testimoniare le masterclass limpide, come quelle su Lukaku ai tempi di Sky – sa che il suo genio non ha bisogno di queste fiammate. Il capolavoro tattico visto a San Siro lo conferma: una squadra rigenerata, già in lotta per il vertice. Resta da chiedersi se lavorare con questo stress addosso valga il prezzo.




