Ricorda le fiamme, “l’ondata di fumo nero” alle sue spalle dopo l’esplosione, lui che riesce a correre e a mettersi in salvo: “Mi sono girato ma i miei amici non c’erano più…”. E poi le urla, l’inferno, studenti della sua età, ustionati in ogni parte del corpo, che scappavano dal locale. Una scena non potrà più cancellarsi dalla sua memoria: “Un ragazzo schiacciava la fronte sulla neve perché era bruciato, un’immagine molto brutta”.
Lui si chiama Gregorio Pallestrini, è di Genova, ha appena sedici anni. Fino alle 4 del primo gennaio è stato lì a guardare la morte in faccia, le sirene e i feriti, poi è andato in caserma a fornire i nomi dei suoi amici che non trovava più, alcuni dei quali ora ricoverati in terapia intensiva mentre di altri non ha ancora notizia.
L’articolo completo di Rosario Di Raimondo su Repubblica




