”Il piccolo paziente non è trapiantabile”. Lo scrive nero su bianco l’ospedale Bambino Gesù di Roma al Monaldi di Napoli. La consulenza degli specialisti romani che, dopo le anticipazioni verbali, è stata consegnata alla famiglia, è un timbro impietoso. Descrive un quadro disperato per il bambino di due anni e mezzo al quale lo scorso 23 dicembre è stato trapiantato un cuore danneggiato, bruciato forse con del ghiaccio secco utilizzato durante il trasporto da Bolzano a Napoli. Gli specialisti del centro pediatrico romano non lasciano margine alle speranze a cui da giorni si aggrappa con grande determinazione Patrizia, la mamma del bambino. Non solo non ravvisano “le condizioni per un nuovo trapianto di cuore”, ma indicano altri fattori clinici con “controindicazione assoluta a trapianto” per l’elevatissimo rischio di mortalità post-operatoria e una “insufficienza multiorgano avanzata” che coinvolge polmoni, reni e fegato. Sullo sfondo emerge un mistero: l’azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte il Monaldi, dove lo scorso 23 dicembre è stato eseguito l’impianto del cuore bruciato, nel 2023 ha acquistato uno strumento dell’azienda Paragonix Technologies per il trasporto di organi. È un contenitore a temperatura controllata che non necessita del ghiaccio. È più idoneo al trasporto di organi, quindi, rispetto al vecchio involucro, simile a un congelatore da picnic, che comunque viene utilizzato. Proprio in un “comune” contenitore di plastica rigida, infatti, sarebbe stato trasportato il cuore trapiantato poi al bimbo. Organo che poi si è rivelato danneggiato probabilmente a causa del ghiaccio secco che lo avrebbe bruciato.
L’articolo completo di Giuseppe Del Bello e Antonio Di Costanzo su Repubblica
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