Uomini in mimetica, caschi, fucili puntati, l’irruzione in un edificio. E sopra, in contrasto quasi grottesco, una scritta dai colori accesi: “School Days – A MagicLand giocando s’impara!”. È quanto si vede e si legge in una delle locandine dedicate a un’iniziativa, giunta alla sua seconda edizione, promossa dal parco divertimenti di Valmontone, cinquanta chilometri da Roma, in collaborazione con le forze dell’ordine. Il progetto, nelle intenzioni dichiarate, è un contenitore educativo dedicato agli studenti della primaria e della secondaria di primo grado, ovvero per bambini a partire dai sei anni: azioni dimostrative di soccorso, simulazioni di salvataggio con i cani, momenti di confronto sul cyberbullismo, percorsi di educazione stradale per prevenire la guida in stato di ebbrezza. Ma, accanto a tutto questo, spunta anche un’attività con l’Esercito che ha fatto esplodere la polemica, generando un’ondata di commenti negativi sui profili social di MagicLand. All’interno del testo pubblicato su Facebook e Instagram per presentare l’iniziativa, la frase che più di tutte ha fatto sobbalzare i genitori non è un dettaglio marginale, ma il cuore dell’evento: “Gli studenti assisteranno a una simulazione realistica di ingresso in un centro abitato con individuazione, immobilizzazione e trasporto di un elemento ostile”. Parole che, secondo chi ha commentato il post, fanno parte di un lessico operativo e militare, lontano dal linguaggio del gioco e della didattica.
L’articolo completo di Valentina Lupia su Repubblica Roma




