Due storie che si incrociano e finiscono in tribunale. Una sequenza di mail al vetriolo, post sui social, ordinanze violate e infine un arresto. Sullo sfondo, Caivano, periferia Nord di Napoli, luogo simbolo di degrado e riscatto, dove la scuola è spesso l’ultimo argine. Da una parte c’è Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’istituto “Morano” al Parco Verde. Per tutti è la preside coraggio di Caivano: quella che ha sfidato la camorra, combattuto la dispersione scolastica, aperto la scuola anche di pomeriggio per strappare ragazzi alla strada. Una figura diventata simbolo nazionale, al punto da ispirare la fiction Rai La Preside, con Luisa Ranieri, in onda proprio a partire da ieri sera sulla Rai. Dall’altra parte c’è Giuseppina, Giusy, Giugliano, collaboratrice scolastica, nome diventato noto nel 2023 per una storia che aveva colpito l’opinione pubblica. Raccontava di alzarsi alle quattro del mattino per salire su un treno all’alba da Napoli Centrale, direzione Milano, lavorare al liceo Boccioni e poi tornare indietro in giornata. Ogni giorno. Mille e seicento chilometri quotidiani sui binari, perché — diceva — con uno stipendio da meno di 1.200 euro al mese non poteva permettersi una stanza a Milano. Un racconto potente, che fece il giro dei talk show e dei social, sollevando indignazione e solidarietà. Poi, però, emersero incongruenze: la vicenda non stava esattamente così.
Dopo quel clamore, Giugliano ottiene dal ministero un’assegnazione provvisoria più vicina a casa. Destinazione: Caivano. Scuola: proprio il “Morano”, guidato da Eugenia Carfora. È qui che le due storie, fino ad allora parallele, si incrociano davvero.




