"Giulio ci manca, da inimmaginabili e lunghi dieci anni. Ma ci sono tantissime persone che lo ricordano con affetto insieme a noi. Persone che ricordano non solo il male che gli è stato fatto, ma tutto il ‘bene’ che rappresenta e che ha saputo costruire intorno a sé. Come diciamo spesso, Giulio fa cose. Anzi, continua da dieci anni a fare cose". Paola e Claudio Regeni continuano la loro battaglia in nome del figlio, ricordando quanto si spendesse per gli altri: "Abbiamo scoperto soltanto in seguito, attraverso le testimonianze e i racconti dei suoi amici, che ha aiutato e motivato, a livello personale e nello studio, molti suoi conoscenti e colleghi".
Continuano oggi, come ogni giorno in questi dieci anni, a tenere insieme il dolore privato e una responsabilità pubblica che non hanno scelto, ma che non hanno mai abbandonato. Ogni giorno ricordano a tutti che la giustizia è un diritto. E anche un dovere. E che la verità, se non viene cercata, può essere cancellata. "Nonostante il male che abbiamo conosciuto, vogliamo, dobbiamo restare umani. Essere cittadini è un’assunzione di responsabilità", spiegano, ricordando il "senso di abbandono, quasi di tradimento", provato in seguito al rinvio dell’ambasciatore italiano al Cairo e alla normalizzazione delle relazioni tra Italia ed Egitto.
Il processo che si è aperto in Italia ha rappresentato una svolta importante: "Per noi non è soltanto simbolico – continuano – crediamo che la giustizia debba fare il suo corso, con la conferma dei valori della nostra società civile e democratica". Ma in Egitto la verità resta negata: “Basta omertà, ridiamogli la dignità che merita”.
L’intervista di Giuliano Foschini su Repubblica
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