Le parole e la pittura, una laurea in legge e la mania per il jazz, l’odore cattivo della guerra e il successo quando non lo stai cercando: “Non mi sono mai preoccupato che qualcuno mi prendesse sul serio e forse ho fatto di tutto perché non accadesse”, dice Paolo Conte.
Il cantautore, polistrumentista, pittore e anche ex avvocato confida: “Vengo da un lungo periodo, lungo almeno quattro anni, in cui la musica mi ha abbandonato. Non sento le mani capaci di afferrarla come prima e latitano ispirazione, desiderio di suonare e voglia di starci dentro”.
L’intervista di Malcom Pagani su Repubblica




