Il raid americano che nella notte ha portato all’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro è l’esito di quattro mesi di accuse, minacce ed escalation tra Washington e Caracas, iniziate a settembre 2025. Il Venezuela aveva accusato gli Stati Uniti di preparare un’invasione, mentre il Pentagono parlava di operazioni contro il narcotraffico; da allora una serie di raid navali e aerei nei Caraibi ha provocato oltre un centinaio di morti, senza che gli Usa ne fornissero identità o prove. Trump ha definito Maduro “criminale” e “capo del cartello dei narcos”, mentre Caracas denunciava una politica imperialista e si rivolgeva all’Onu. A dicembre la crisi accelera: Trump dà un ultimatum a Maduro, ordina il blocco navale delle petroliere venezuelane e rafforza la pressione militare. A Capodanno il leader venezuelano apre al negoziato, ma accusa gli Usa di voler imporre un cambio di regime per il controllo del petrolio, mentre negli Stati Uniti crescono le pressioni di Big Oil e Pentagono nonostante l’opposizione dell’opinione pubblica.
L’articolo di Massimo Basile su Repubblica
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