Vladimir Putin coltivava le sue fantasie imperialiste ben prima dell’allargamento a Est della Nato. All’inizio del 1994 l’allora vicesindaco di San Pietroburgo spiegò a un console tedesco che “la Crimea, l’Ucraina orientale e il nord del Kazakhstan non sono mai state uno Stato estero bensì sempre parte integrante del territorio russo”. E siccome i diritti dei russi vanno difesi, spiegò Putin al diplomatico tedesco, “l’Occidente farebbe male” a considerare quelle farneticazioni “un ritorno dell’imperialismo”. Dal punto di vista del futuro presidente della Russia erano “una legittima considerazione degli interessi russi”.
Una serie di 438 documenti riservati del 1994 sono stati desecretati di recente grazie alla legge che consente agli storici di studiare documenti e colloqui top secret dopo 30 anni. E come ha raccontato ieri la Frankfurter Allgemeine Zeitung, quelle 1.600 pagine svelano verità che smontano tutta la retorica di una Russia divenuta aggressiva perché minacciata dall’Alleanza atlantica. Putin, come dimostra la conversazione con il console tedesco, non ha mai riconosciuto l’indipendenza dell’Ucraina.
Su Repubblica l’articolo della nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni




