Raffaele, medico di 34 anni, lascia l’Italia per l’Africa: «Vado a curare bambini dove manca tutto»

di solobuonumore

Raffaele, medico di 34 anni, lascia l’Italia per l’Africa: «Vado a curare bambini dove manca tutto»

«Garantire cure appropriate mantenendo il paziente al centro: è questa la sfida, ovunque». Con queste parole Raffaele Ramonda, 34 anni, di Madonna dell’Olmo, nel Cuneese, racconta lo spirito con cui sta per partire. Oggi, martedì 6 gennaio, lascia l’Italia per raggiungere l’ospedale di Pujehun, nel sud della Sierra Leone, dove trascorrerà sei mesi come Junior Project Officer con Medici con l’Africa Cuamm. Specializzando in Pediatria all’Università di Novara, porterà la sua esperienza in un contesto segnato da risorse scarse, bisogni enormi e una medicina che va dritta all’essenziale.

Dottor Ramonda, l’Italia vive un momento difficile per la sanità. Che senso ha partire proprio ora?
«È vero, i pronto soccorso e i reparti sono sotto forte pressione. Il contesto è molto diverso rispetto alla Sierra Leone, ma c’è un punto in comune: la necessità di garantire cure adeguate senza perdere di vista la persona. Il paziente deve restare sempre al centro, ovunque ci si trovi».

Quando è nato il desiderio di vivere un’esperienza come questa?
«Da tempo. Sentivo che, prima o poi, avrei voluto mettermi in gioco in un contesto così diverso dal mio. Non è una decisione improvvisa, ma un desiderio che ho coltivato negli anni».

Cosa rende speciale questa partenza rispetto ad altre esperienze all’estero?
«Non è solo lavorare sul campo. È la possibilità di imparare molto e, allo stesso tempo, di trasferire competenze in un luogo del mondo dove, ed è duro dirlo, mancano molte delle terapie che per noi sono scontate». L’intervista prosegue su Corriere.it

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