Ha passato 423 giorni in una cella di Caracas. Per la prima volta dopo la liberazione, il 12 gennaio scorso, Alberto Trentini ne parla in tv, a Che tempo che fa. Racconta del pensiero di essere merce di scambio, della paura di essere ucciso, della durezza di quel carcere arrivato dopo una cattura inspiegabile a opera del controspionaggio venezuelano, il 15 novembre 2024, a un posto di blocco. Trentini, classe 1979, dopo la laurea in Storia moderna a Ca’ Foscari e un master a Liverpool e Leeds sulla sanificazione dell’acqua, ha lavorato come cooperante in Perù dopo le inondazioni, in Ecuador, Paraguay, Bosnia, Etiopia, Nepal, Grecia, Libano. Era arrivato in Venezuela il 17 ottobre 2024 per Humanity & Inclusion, un’organizzazione che aiuta i disabili, premio Nobel per la pace nel ’97. È stato detenuto nel carcere El Rodeo in una cella due metri per quattro, con una buca che faceva da latrina e doccia, senza poter sentire i suoi genitori per i primi sei mesi.
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